Un monitoraggio che fa parte della routine quotidiana dei tre roditori più grandi al mondo, reso possibile dal rapporto di fiducia instaurato con il team che sene prende cura ogni giorno. E che, dopo l’adeguato training, permette loro di partecipare volontariamente alle attività di controllo. Un metodo di lavoro centrato sull’attenzione alle esigenze della specie e dei singoli individui, fondamentale per la gestione di una collezione zoologica che si va ampliando, oggi giunta a 41 specie animali.
Due femmine di due anni e un maschio di tre: dopo i primi tre giorni trascorsi in ambientamento, i capibara erano già pronti per trasferirsi nel reparto definitivo. Da qui la necessità di monitorarli con regolarità, integrando le osservazioni con la loro routine. «Ognuno ha il proprio carattere - spiega Cristina Pilenga, curatrice di Zoomarine - e il nostro lavoro consiste nel rispettare i tempi e le esigenze di ciascuno, abituandoli gradualmente alla presenza dei keeper e dei veterinari. In questo modo possiamo effettuare controlli anche molto accurati direttamente nel loro habitat, dalla pesatura all’auscultazione del cuore e dei polmoni, fino alla verifica di zampe e muscolatura». A completare il monitoraggio poi, un piano nutrizionale studiato per la specie, che comprende fieno, verdure, piccole quantità di frutta e arricchimenti alimentari distribuiti durante la giornata. Ma il loro ambiente d'elezione resta l'acqua. «Hanno a disposizione due piscine, ma quella con la cascata a riciclo continuo è senz'altro la preferita. La femmina più piccola trascorre molto tempo immersa, mentre la più grande alterna i bagni ai pisolini all'ombra. Il maschio, invece, è il più intraprendente», racconta Pilenga.
Un legame con l'acqua che, in natura, è essenziale per la sopravvivenza dei capibara. Tra fiumi, paludi e praterie allagate del Sud America, questi grandi roditori trovano nell'immersione un luogo sicuro e una possibile strategia di difesa dai predatori. Proprio questo comportamento è al centro di uno studio avviato dai ricercatori di Openature Foundation, l'ente di ricerca e conservazione di Zoomarine, per indagare frequenza, durata e possibili motivazioni delle immersioni.