Star del web, amata da grandi e piccoli. Ma anche una specie dalla socialità complessa, legata ad alle zone umide, sempre più fragili: a Zoomarine sono arrivati tre capibara, dopo un viaggio di quasi 1.500 chilometri. Partiti dallo zoo di Vienna, le due femmine e il maschio hanno inaugurato il loro nuovo habitat con le prime “docce” sotto la cascata e lunghi bagni tra le due piscine, senza mai abbandonare la celebre imperturbabile espressione che li ha resi famosi al grande pubblico. Un nuovo arrivo che, dopo quello dei rapaci, porta a 41 le specie animali ospitate a Zoomarine e segna l’adesione del parco zoologico alle porte di Roma alla campagna europea “Wetlands for Life”, promossa dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA). Già all’opera i ricercatori di Openature Foundation, con uno studio scientifico sull’immersione come strategia di difesa dai predatori.
“Si tratta del roditore più grande del mondo e i nostri tre esemplari sono dei giovani adulti”, spiega Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine. “Due anni le femmine e tre il maschio, sin dai primi giorni di ambientamento hanno lasciato emergere le loro differenze caratteriali: il più intraprendente è il maschio, la femmina più piccola trascorre volentieri molto tempo “in ammollo” mentre la più grande alterna il riposo nell’acqua a pisolini all’ombra della siepe. Ed è proprio per rispondere alle esigenze della specie e lasciare loro più possibilità di scelta, che abbiamo progettato il nuovo habitat con ambienti dalle caratteristiche diverse. Infatti, tra le due piscine, è senz'altro quella con la cascata a riciclo continuo dell’acqua a riscuotere maggior successo: qui possono fare delle vere e proprie ‘docce’ oppure immergersi quasi completamente, tenendo fuori solo gli occhi”. In una delle pose più riconoscibili del capibara, che ha contribuito alla sua popolarità.
Quello con l’acqua è un legame tanto indispensabile per la sopravvivenza del capibara, quanto a rischio. Da fiumi, paludi e praterie allagate del Sud America non arrivano buone notizie: nel solo Pantanal, la più grande area umida tropicale del Pianeta e uno degli habitat simbolo della specie, la superficie d’acqua è diminuita di circa 80,7%, passando da 19.781 km² a soli 3.818 km². Proprio dalla necessità di conoscere sempre meglio le specie che dipendono da questi ecosistemi che nasce lo studio avviato dai ricercatori di Openature Foundation, l’ente di ricerca e conservazione di Zoomarine. Al centro, un comportamento ancora poco conosciuto: l’immersione come possibile strategia di difesa. La ricerca analizzerà frequenza e durata delle immersioni, le possibili motivazioni e le eventuali differenze comportamentali tra i tre individui. L’obiettivo è comprendere meglio quando il capibara sceglie di affidarsi all’acqua come rifugio e quali fattori possano determinare questo comportamento, considerando che proprio nell’ambiente acquatico si trovano anche alcuni dei suoi predatori naturali, come l’anaconda verde e i caimani.